Anche Renault ha l’osteopata all’interno del proprio staff. Tuttosteopatia.it vuole raccontare la testimonianza diretta di Luca Vargiu, osteopata italiano con diverse esperienze nel campo della Formula 1 e non solo. “Ho lavorato nel mondo dell’automobilismo per 5/6 anni  – racconta Vargiu – dapprima seguendo un team Ferrari di gran turismo che disputava gare di campionato ed anche delle 24 ore, tra l’altro il team vinse il campionato con la prima donna a far parte del team vincente, poi ho seguito  il pilota Giorgio Mondini, vincitore del mondiale formula Renault v6 e  test driver per alcune gare in F1. Dopo ho iniziato a lavorare in Formula 1 seguendo il team Renault nei test ed in alcune gare, ai tempi di Jarno Trulli ed un giovanissimo Fernando Alonso”.
Ed è proprio con Trulli che il suo impegno è continuato  in Toyota per tutto il campionato in giro per il mondo.

Partiamo proprio da qui. Qual è il ruolo dell’Osteopata nel percorso atletico del pilota?
Il percorso atletico del pilota varia come per tutti gli atleti, e come tutti ha bisogno di più di una figura professionale, io in quel periodo mi occupavo in generale della preparazione atletica, osteopatia e massofisioterapia, poi c’era il medico che seguiva l’aspetto alimentare. Dal punto di vista Osteopatico il mio ruolo era diverso a seconda del momento: all’inizio stagione l’obiettivo era portare le strutture Biomeccaniche in condizione di permettere al pilota di beneficiare al massimo della preparazione atletica generale, per poi continuare il lavoro in vista dell’inizio del campionato dove l’impegno biomeccanico era più specifico. Per intendersi il lavoro del pilota coinvolge tutta la struttura ma in maniera molto isometrica, eccetto parti come il collo, le braccia e i piedi (strutture che non devono sviluppare grandi ampiezze di movimento). Il lavoro manuale deve essere sinergico a quello del preparatore, vedi per esempio quando in occasione di alcuni gran premi il cui  circuito ha una direzione antioraria a differenza della maggior parte dei circuiti, in quelle circostanze occorreva preparare le strutture più coinvolte sia atleticamente che manualmente alla sopportazione delle forze a cui la velocità le sottopone; ricordo che nonostante l’intervento preventivo il lavoro manuale in quelle circostanze aumentava.
Durante la stagione agonistica poi oltre a monitorare la struttura muscolo scheletrica occorreva tener presente di tutte le problematiche derivanti dagli spostamenti aerei, da precisare che il pilota ma tutto lo staff a lui vicino arriva a fare anche oltre i 50 voli in 8/9 mesi, e vi garantisco che non è un fattore da poco sia a livello fisico che mentale, Jet lag (disritmia), alimentazione diversa, letti diversi, ecc sono solo alcuni delle problematiche che vanno a sommarsi a quelle dei comuni atleti.
In questi casi l’Osteopata può essere molto utile, alcuni piloti apprezzavano molto approcci di tipo cranio sacrale per beneficiare e facilitare il sonno prima della gara o durante le giornate dove il jet lag si faceva sentire con più insistenza.

Quando è nato l’interesse per l’osteopatia nell’automobilismo?
L’interesse per l’automobilismo e l’osteopatia è stato casuale e lo devo in parte ad un collega che tutt’ora lavora in F1, dico casuale perché non sono mai stato un amante dell’automobilismo, il mio primo gran premio intero l’ho visto dai box e, per essere sincero, dall’interno è stato estremamente coinvolgente, e da qui è nato il mio interesse.

Nella sua carriera vanta esperienza osteopatica con grandi nomi, per citarne alcuni, parliamo di Jarno Trulli, Ricardo Zonta, Ralph Schumacher ai Gran premi per Toyota Panasonic F.1, Fernando Alonso, Frank Montagny nelle sessioni di test e Gran premi per Renault F.1 Team o Giorgio Mondini, vincitore del Campionato Mondiale Formula Renault V.6. Qual è il primo ricordo che le viene in mente e a chi di questi campioni è legato?
Gli episodi che mi vengono in mente sono molti, ma sicuramente quelli più belli sono legati ai rapporti fra lomain staff ed i piloti. L’anno in cui si organizzò il training alle Maldive e l’inverno a San Moritz fu veramente bello perché concomitante a quell’anno il pilota Jarno ed il team Toyota ottenne numerosi podi e da team fanalino di coda si piazzò al 4° posto alla fine del campionato (miglior risultato di sempre), questo per spiegare l’umore con cui abbiamo vissuto quei periodi in quei posti. Sicuramente Jarno Trulli è il pilota con cui ho vissuto più a contatto. Ricordo piacevolmente anche Giorgio Mondini giovanissimo che vinse il campionato di Reanault v6 una categoria che permetteva la visibilità a quello che oggi chiamano gp2. Lui mi chiedeva sempre le tecniche cranio sacrali le sere prima delle gare e prima di dormire, a suo dire gli conciliava il sonno altrimenti disturbato dalla tensione pre-gara.

Qual è la disfunzione osteopatica e il disturbo più frequente nei piloti?
Più frequenti sono quelli che coinvolgono il collo e tutta la zona del tendine centrale che spesso tendono a ripresentarsi o a svegliarsi visto che quasi tutti i piloti nella loro carriera sono andati incontro a colpi di frusta o qualche incidente.

Com’è vista l’osteopatia dai piloti stessi e dagli altri professionisti che lavorano nei team automobilistici?
All’inizio quando io ed il mio collega fummo introdotti nell’ambiente penso che non ci fossero Osteopati. Ogni anno il medico responsabile della Formula 1 organizzava un incontro con tutto lo staff medico sportivo dei vari team, lì ci conoscevamo e presentavamo il proprio curriculum. Rimanemmo stupiti della sorpresa del medico che, da buon Inglese, inizialmente ci snobbò poi ammise che a confronto di altri medical team eravamo ben preparati. Adesso penso che le cose siano un pò cambiate.

Ci racconta un episodio curioso legato ad un pilota che le è rimasto impresso?
Una volta ho partecipato come passeggero a fianco di Jarno nell’autodromo di Nurburgeing con una Ferrari gt. Quello è stato un episodio che non scorderò mai, infatti non ne ho più ripetuti! La velocità è bella ma nonostante fossi in piena sicurezza vi garantisco che l’esperienza è molto forte e lì, in quella circostanza, capii quanto talento abbiano i piloti di quel rango.

Al momento collabora ancora in team automobilistici?
No, non collaboro più direttamente in pista con i team, né con i piloti se non da privato, strada che poi ho deciso di prendere per motivi professionali. Penso che lavorare nel privato e in particolar modo con bambini sia più evolutivo per il mio modo di essere di adesso, niente di personale con quel mondo e con quel tipo di persone e di attività (è stata una bellissima esperienza che non capita tutti i giorni), ma dopo l’esperienza nell’automobilismo oggi mi piace interfacciarmi con nuove problematiche oggetto di cure osteopatiche. Poi, chissà…

Anche nel motociclismo ci sono gli osteopati?
Non so nello specifico se ci siano Osteopati nel mondo del Motociclismo.